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Palomar - Italo Calvino

Palomar - Italo Calvino

Italo Calvino. Altro scrittore che siamo riusciti a vivere in questo nostro tempo. 
Fino al 1985, quando morì a Siena.
Forse il più grande narratore del novecento, a detta degli "esperti".
Sicuramente il contributo dato da quest'uomo alla cultura italiana è stato encomiabile.
Dobbiamo a lui il successo della casa editrice Einaudi, alla sua lungimiranza, alla sua curiosità intellettiva ed al ruolo da lui svolto, per oltre trent'anni, all'interno della stessa casa editrice.

Sono affezionata a questo autore. Sono legata a lui da ricordi di studentessa universitaria.
Al test d'ingresso per la facoltà di lettere mi capitò "il visconte dimezzato"; la tesi di laurea del mio migliore amico fu "Italo Calvino e Einaudi".
Nessuno che abbia amato le lettere può non aver incrociato il suo destino con quello di Calvino.

 Calvino si è sempre distino, tenendosi sempre ad equa distanza dalle correnti letterarie che hanno incrociato la sua storia. 
Il suo primo romanzo, pubblicato nel 1947, fu erroneamente inserito tra i neorealisti, in verità i temi forse accomunavano la sua opera alla corrente, ma, come in futuro sempre più spesso succederà a questo eclettico autore, la scelta stilistica adottata sarà ben differente da quelle dei suoi colleghi contemporanei: Il tema della Resistenza verrà infatti raccontato in chiave lirica e fantastica attraverso il racconto di un bambino. Un bambino particolare, che ha vissuto una vita difficile, che ha visto la crudeltà e la violenza ma ha conservato lo spirito e lo stupore tipici dei bambini.
Così Calvino si presenta alla nostra letteratura, con le malinconie di un bambino a promettere un lieto fine.

Il surreale, il fiabesco, sono senza dubbio caratteristiche del Calvino narratore.
Altra caratteristica inconfondibile è quella della cura per il "paratesto". Questo particolare dell'autore è quantomai lampante in "Palomar" uscito a due anni dalla morte.
Prima osservazione è dovuta alla copertina della prima edizione, scelta da Calvino personalmente. Si tratta del Disegnatore della donna coricata di Albrecht Dürer,che è legato a doppio filo col protagonista del romanzo: entrambi cercano, procedendo per parti, di raggiungere una rappresentazione della realtà il più possibile fedele. 
Altra accortezza dell'autore sul finire del volume, in una nota esplicativa vengono spiegati il senso dei numeri accostati ai capitoli e agli intertitoli nell'indice. In questo particolare caso Calvino lascia libero sfogo alla sua passione combinatoria per i numeri.

Il protagonista del romanzo è impalpabile, sembra non esser fatto di materia ma di pensiero, da cui deriva l'inevitabile distacco dell' "uomo" dai suoi simili e dalla società tutta.
Quello della comunicazione è un tema ossessivo in questo romanzo, affrontato anche dal punto di vista del linguaggio, del tutto accessorio secondo il protagonista, che prova continuamente a cimentarsi in altre forme di comunicazione.
Si potrebbe andare avanti ore a parlare dei tratti distintivi di Mr Palomar ma la cosa importante da capire è una sola: è questo un romanzo autobiografico, anche solo parzialmente?
E' Palomar una trasposizione che Italo Calvino fa di se stesso sul finire della sua vita?

Come avrete potuto vedere nei testi e nei percorsi che sto scegliendo attraverso i libri, mi piace vedere come i più grandi scrittori del Novecento abbiano salutato questo tempo.
Inevitabilmente mi sembra che ricorra il riconoscimento di un fallimento nell'opera di divulgazione letteraria, è come se i più grandi autori dei tempi passati avessero avuto un presagio, sul finire delle loro carriere, del baratro in cui sarebbe finito il nostro mondo.

Sciascia ci salutò con il trionfo dell'omertà. 
Calvino lo fa, forse, ripercorrendo la sua vita attraverso la storia di un uomo che combatte la battaglia dell'incomunicabilità. E che puoi muore.

Verrà un tempo in cui altri intellettuali grandi come questi riprenderanno la strada verso la cultura?

Palomar - Italo Calvino

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